martedì 11 agosto 2009
La nostra Toscana - La candidatura di Agostino Fragai alla Segreteria regionale toscana
Premessa
Nessuno sa chi vincerà il prossimo congresso del Partito Democratico, in Italia come in Toscana, e questo è indice di un confronto vero, che si produce nel momento in cui a livello nazionale il nostro partito si trova all’opposizione di un governo di centrodestra che si sta dimostrando totalmente incapace di fare fronte alle questioni aperte nel paese.
Il congresso deve quindi essere in primo luogo visto come un’occasione di confronto all’interno del nostro partito, al fine di creare una forte e credibile alternativa politica, da proporre in vista delle prossime scadenze elettorali.
Prima delle elezioni molti osservatori, ma anche molti elettori, paventavano una separazione fra i due principali tronconi fondativi del partito. DS e Margherita, secondo questa lettura, sarebbero rifluiti, più deboli che mai, nei rispettivi alvei originari. Invece, la prima cosa che balza agli occhi di questo congresso è proprio “l’amalgama”, il disporsi di personalità di provenienza diversa o di nessuna provenienza a sostegno delle diverse candidature e proposte politiche.
L’unità del partito non è a rischio e la competizione più serena. Ragioni in più per guardare con rispetto a chi chiede tempo e proposte più definite prima di prendere posizione, a partire, ovviamente, da quanti vivono la politica unicamente come passione civile.
Allo stesso tempo, già dalla presentazione delle prime proposte congressuali, è possibile affermare che non siamo di fronte ad uno scontro personalistico, ma a diverse piattaforme politiche, ancorché non inconciliabili con la
tenuta del partito.
I primi mesi della segreteria Franceschini hanno dimostrato che è possibile un modo diverso e più unitario di presentarsi all’opinione pubblica da parte di chi ha le maggiori responsabilità di direzione politica. Merito di tutti, certo, ma non era scontato. I difetti di cui ha sofferto la fase nascente del PD a Roma hanno fatto sentire i loro effetti anche in Toscana. Poche e non sufficientemente incisive le occasioni di confronto sulle principali questioni di governo della regione e delle realtà locali, a fronte di un enorme spreco di energie dedicato alla tenuta di un assetto organizzativo abbastanza chiuso e sempre più incerto.
La fase che seguirà il congresso dovrà consolidare e rendere permanente, anche in Toscana, il rispetto di due comportamenti fondanti ogni seria organizzazione politica: esercizio del diritto di partecipare alla decisione politica e rispetto e sostegno alle decisioni democraticamente assunte. Entrambe le cose sono, del resto, richieste a gran voce dalla nostra base. Non si tratta di regole codificabili quanto di un nuovo costume da costruire, comunque capace di coniugarsi con il carattere pluralistico del PD.
1. La crisi, le riforme e le alleanze
I gravi problemi che il mondo intero sta attraversando rendono complessivamente più fragile il nostro paese e più precaria la condizione di vita di molte persone. Le risposte che ci vengono richieste sono al tempo stesso urgenti e
consistenti come non mai. In una simile situazione attardarsi con vecchie formule politiche, e con alleanze che più volte si sono dimostrate incapaci a fronteggiare condizioni generali meno gravi, equivarrebbe alla rinuncia a svolgere un ruolo nazionale.
E’ la difficoltà della nostra impresa: far crescere un forte partito riformista e improntato ad un principio di laicità, capace, cioè, di affrontare in modo innovativo i nodi del paese, mantenendo una piena autonomia di scelta e di azione rispetto alle posizioni assunte da un credo religioso o da un’ideologia, pur facendo salvi i valori che ciascuno di noi porta con sé.
Un partito, il PD, che deve essere protagonista di una vera riforma delle principali strutture del paese e riferimento delle forze innovative e vitali presenti in ogni componente sociale, mentre costruiamo un rapporto più
costruttivo con le forze politiche di opposizione, e in particolare con quelle disponibili a cooperare ad un nuovo progetto di governo.
Bisogna guardare avanti. Ogni nostalgia è superflua. Il passato ci dice solo cosa non dobbiamo mai più fare: alleanze contro, così eterogenee che inevitabilmente falliscono e deludono e per questo indeboliscono, insieme alle forze di centrosinistra, anche la nostra democrazia. Il nostro paese ha raggiunto con molti decenni di ritardo un aspetto bipolare del sistema politico, a formare il quale ha contribuito ulteriormente la nascita del Partito Democratico. Da qui non si può tornare indietro alla stagione dei governi balneari o alla politica del miglior offerente.
In Toscana stiamo da tempo sperimentando una vasta alleanza che grosso modo corrisponde alla vecchia unione. Vi sono motivi e scelte programmatiche alla nostre spalle che depongono per un giudizio non negativo dell’esperienza sin qui compiuta. Altre situazioni fanno invece emergere, e non parliamo del confronto sulla legge elettorale, la difficoltà a dispiegare una più fluida e incisiva azione di governo, in particolare nel campo dei servizi e dell’economia.
Anche questo tema si pone, quindi, al centro del nostro dibattito congressuale. Occorre affrontarlo con un occhio rivolto ai processi politici nazionali, ma con la ferma convinzione che proprio questo è uno dei terreni sui quali occorre esercitare pienamente l’autonomia regionale.
2. Il partito federato, la Toscana e la questione dell’“Italia di mezzo”
Questo congresso rappresenta un’ulteriore occasione, nel merito delle cose prima ancora che sulle candidature a segretario, per far pesare la nostra forza economica, sociale e politica all’interno delle scelte strategiche del paese.
Fra la questione meridionale e quella settentrionale non possiamo accontentarci di svolgere il ruolo di una realtà appagata, seduta nella contemplazione di un ambiente unico al mondo e tuttavia alle prese con l’esigenza di dare una scossa all’intero sistema.
Occorre dare più dinamismo alla società, all’economia e alle istituzioni, come giustamente recita il piano regionale di sviluppo.Le recenti elezioni hanno messo in rilievo forti situazioni di criticità, con una flessione forte del nostro consenso e una più accentuata diversificazione del voto fra europee e amministrative, e non sempre a favore di queste ultime.
I problemi ci sono, investono in primo luogo la struttura demografica, il fenomeno dei migranti e la particolarità del nostro tessuto produttivo di piccola impresa manifatturiera, e vanno affrontati con il necessario coraggio. I giovani
ruotano intorno ad improbabili occupazioni che finiscono per alimentare anche da noi il fenomeno dei cervelli in fuga o per frustrare molti di coloro che restano. Riforma dello stato sociale, dell’economia e delle istituzioni sono i tre pilastri intorno ai quali aprire la sfida con un centrodestra che oggi può vantare il governo di città come Prato.
E’ infatti dalla qualità e dal rilancio della nostra capacità di governo dei territori, e dal riconoscersi in questa capacità delle forze più moderne e dinamiche della Toscana, che in primo luogo si ricostruisce la credibilità
della proposta di governo dell’intero paese. In questa direzione molte sono le cose da fare, a cominciare da una forma più avanzata e più stringente di concertazione con le forze sociali, nella quale ciascun soggetto, a partire dalle istituzioni, si disponga ad operare effettivamente per realizzare con celerità quanto deciso.Con la conferenza programmatica regionale abbiamo delineato l’orizzonte.
Non riusciamo a sufficienza a far diventare le migliori idee effettive realizzazioni.
Il PD non riesce ad essere ancora compiutamente federalista, come non lo furono a sufficienza i partiti fondatori. Occorre domandarsi perché questo avviene, e indagare le ragioni profonde per le quali i vari territori talvolta con saperi, risultati collettivi di tutto rispetto e buoni dirigenti - non riescono a pesare sulle scelte del paese come dovrebbero. Una delle ragioni, non la sola, ma sicuramente fra le più importanti, è il carattere ancora troppo discendente della legittimazione.
Anche per questo consideriamo il ricorso alle elezioni primarie per la scelta dei candidati alle cariche elettive, monocratiche in particolare, una forma irrinunciabile di partecipazione dei nostri elettori. Un diritto acquisito e dal quale non si torna indietro.
La Toscana è, ad oggi, l’unica regione italiana ad avere una legge sulle primarie per la scelta del presidente della giunta e dei consiglieri regionali. Anche in ragione di ciò non si potrà che percorrere questa via. Una più puntuale
regolamentazione delle stesse primarie, esigenza condivisibile e resa evidente anche da recenti esperienze, va fatta nello spirito del consolidamento definitivo di questo strumento come elemento decisivo di un moderno partito.
Del resto la forma partito influisce moltissimo sulla qualità dei programmi e della stessa classe dirigente che mettiamo a disposizione per il governo del bene comune, spesso promuovendo nuove energie.
A diverse forme di organizzazione dei partiti corrispondono infatti risultati significativamente diversi. Non vi è contraddizione fra questa scelta e il rafforzamento della rete organizzativa dei circoli. Se si vuole pesare davvero occorre lavorare costantemente per un partito nazionale ma con salde radici fra la nostra gente e nei territori, dove le classi dirigenti siano selezionate (ecco l’importanza delle primarie!) sulla base della loro capacità di interpretazione della realtà, del consenso che sanno costruire fra i cittadini, anche, quando necessario, scontrandosi con una visione ancora troppo centralistica del partito e delle istituzioni.
Del resto si fa urgente affrontare gli effetti del “federalismo fiscale”. Il fatto che la Toscana abbia una buona situazione di spesa pubblica, specie quella sanitaria, ci pone nelle condizioni di essere interlocutori autorevoli del
governo centrale e delle altre regioni. Federalismo fiscale e ridefinizione delle politiche fiscali regionali, attraverso la fiscalità selettiva, diverranno questioni presto rilevanti sulle quali occorrono competenze di altissimo livello. Per adesso non abbiamo posto l’attenzione su questo tema, timorosi forse delle conseguenze che il federalismo fiscale pone oggettivamente sulle politiche di solidarietà.
Ma è tempo di uscire da questo recinto ideologico per assumere il tema del federalismo fiscale come tema vero del riformismo, in un dibattito che altrimenti sarà soltanto giocato nel perimetro del centro-destra.
3. Governo locale, partecipazione democratica e spirito civico
Sfiducia, disaffezione, distacco – sono queste le parole con cui oggi si descrive comunemente lo stato dei rapporti tra cittadini ed eletti, nonostante il contributo generoso e straordinario di centinaia di sindaci ed eletti.E in questo senso si è in effetti venuto aprendo il campo di ricerche e proposte interessanti per giungere a forme concrete di democrazia partecipativa e deliberativa diffusa: forme concrete sperimentabili in particolar modo attraverso il raccordo tra assemblee elettive regionali e locali e realtà associative e canali di consultazione e di coinvolgimento dei cittadini in trasparenti processi decisionali.
Non una datata contrapposizione ideologica, cioè, tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, ma uno sforzo d’integrazione tra istituzioni, nell’esercizio delle loro funzioni e prerogative, ed espressioni di un più vasto moto di partecipazione democratica a tutti i livelli.
L’esigenza di suscitare la vicinanza e l’adesione, non passiva ma vigile e propulsiva, dei cittadini alle istituzioni democratiche, l’esigenza di evitare un fatale indebolimento di queste ultime per effetto di tendenze al distacco, alla
sfiducia, all’indifferenza da parte dei cittadini, appare complessa come non mai nell’attuale fase storica (…).
Ma se queste parole del Presidente della Repubblica, pronunciate anche in relazione alla esperienza della legge toscana sulla partecipazione, sono una analisi lucida e condivisibile della situazione, molto meno condivise sono le possibili risposte: certamente i partiti sono essenziali e devono fare la loro parte, innanzitutto rinnovandosi e aprendosi ad un più vitale rapporto con i cittadini e gli elettori; ma le caratteristiche della nostra società rendono oramai improbabile che i partiti, seppur riformati, possano recuperare lo stesso ruolo avuto in passato, che di fatto assegnava loro il monopolio pressoché esclusivo del governo della cosa pubblica.
Si impone la ricerca di nuove vie, di nuovi strumenti, di nuove forme e canali di partecipazione. Il terreno su cui oggi misurarsi è quello di costruire nuovi modelli di partecipazione democratica. Ricostruire un tessuto vivo di partecipazione democratica e di impegno civico costituisce oggi un compito decisivo, per cercare di rinnovare la nostra democrazia e, soprattutto, migliorarne e innalzarne la qualità: un modo, anche, per contrastare le preoccupanti tendenze oggi in atto a svuotarla, impoverirla, e ridurre i cittadini ad un ruolo passivo di spettatori.
La partecipazione dei cittadini non va vista contrapposta all’esigenza, largamente diffusa nell’opinione pubblica, di decisioni rapide ed efficaci. Noi riteniamo che la partecipazione dei cittadini sia essenziale per fare presto e bene.
Del resto la Toscana dispone di un patrimonio straordinario di associazioni di volontariato impegnate nei settori più vari, dal sostegno ai bisogni della persona, allo promozione dello sport per tutti, alla tutela ambientale, alla protezione civile, all'interno della quale lo spirito solidale e la professionalità dei tanti volontari sono emerse con forza anche di recente in occasione della tragedia di Viareggio. Siamo ormai di fronte ad un intreccio importante fra il
sistema pubblico e il no profit, che delinea nei fatti una forma avanzata di sussidiarietà "circolare".
4. Serenità, sicurezza, legalità
Dobbiamo rilanciare con forza la questione giovanile, mettendola al centro dell'agenda politica.La costruzione della comunità non richiede tanto nuove forme di organizzazione del lavoro istituzionale, ma capacità di coinvolgimento di attori sia all'interno che all'esterno delle istituzioni.
Il vero tema sono le forme di coinvolgimento, le reti di relazioni che vengono create per l'individuazione dei problemi da affrontare. Su questo livello, un posto di prim'ordine lo hanno e lo devono avere i giovani. E' necessario promuovere processi dove questi possano davvero essere i protagonisti attivi delle politiche che li riguardano. Per questo consideriamo molto interessante l'dea dei giovani democratici Toscani, espressa recentemente nel loro appuntamento di Montecatini, di promuovere una specifica legge regionale.
Di fondo, la dimensione auspicata è la responsabilità condivisa per il bene comune. La convinzione che la società, i luoghi, i contesti, la dimensione di prossimità che ognuno vive abbiano nella riaffermazione del “mi riguarda” il centro della riflessione vera di oggi.
Un "mi riguarda" che occorre praticare anche quando si parla dei migranti, persone in carne e ossa e non una pratica amministrativa o addirittura una questione penale. Affermare con nettezza il pieno rispetto della dignità umana però non è sufficiente. Occorre essere noi a dare all'opinione pubblica una risposta credibile e rassicurante di governo del fenomeno. Innanzitutto occorre promuovere una buona immigrazione e governare gli effetti economici, sociali e civili che
l'impatto di tale cambiamento generano nella nostra società, nell'ambito di una visione del futuro caratterizzato da coesione e pluralità ed in tale contesto garantire sicurezza per tutti i cittadini.
C'è infatti una domanda reale di sicurezza che emerge dalle nostre comunità e a cui le istituzioni non possono sottrarsi. Le regole devono essere rispettate da tutti. L’accoglienza deve essere fatta di generosità ed inclusione, ma prima di tutto di rispetto delle regole e delle leggi.
Il presupposto è che città più vivibili e più vive sono città più sicure e per questo dovremo lavorare ad un progetto di riqualificazione urbana. Allo stesso tempo, è necessario rafforzare i mezzi a disposizione delle forze di polizia, unici soggetti competenti per i servizi di controllo del territorio e addestrati a rispondere al meglio alle sfide avanzate da forme anche inedite di criminalità e devianza.
Accanto alla sicurezza è poi necessario promuovere al massimo la cultura delle regole, individuando i necessari strumenti a tutela dei cittadini, delle famiglie, delle imprese. Questo significa promozione della cultura della
legalità, in particolare tra i giovani e in tutte le scuole, rafforzamento degli strumenti che possano assicurare maggiore trasparenza e certezza del diritto nel mondo dell'economia e nei rapporti di lavoro, individuazione degli strumenti a favore di imprese e di famiglie per prevenire fenomeni di usura, con programmi per un accesso più agevolato al credito.
5. Favorire lo sviluppo, sostenere l’ambiente.
Mai come oggi la battaglia per l’ambiente, il clima e l’energia si intreccia con l’economia. Mai come oggi c’è un nesso tra ambiente e sviluppo. In questo senso, le proposte del presidente degli Usa, Barak Obama e dei leader dei più importanti paesi europei hanno chiuso una visione novecentesca del problema.
L’ambiente non è solo emozione, ma rappresenta l’economia del futuro. La Toscana cresce meno negli ultimi anni e ha meno fiducia di prima. Occorre lavorare su questi dati, individuando poche linee di intervento di politica economica che caratterizzino il lavoro del governo regionale. Scelte semplici e concrete, meno documenti e più decisioni precise. Tempi più rapidi per le procedure.
Le scelte compiute contro la rendita e a vantaggio dei settori competitivi, la promozione di mercati aperti a partire da quelli legati alla pubblica amministrazione, il sostegno alla ricerca ed innovazione delle imprese e
non delle burocrazie, sono scelte già intraprese che vanno mantenute. Dobbiamo innovare l’idea dei distretti, capire meglio dove sono le eccellenze della Toscana, dobbiamo darci la priorità di attrarre investitori, studenti, talenti.
Crescere in Toscana vuol dire rafforzare e attrarre imprese, favorire l’impresa creativa giovanile, promuovere la Toscana come terra in cui è possibile vivere bene: per questo occorre una buona burocrazia, buone infrastrutture, una buona scuola, buoni servizi. Amministrare bene e non avere fenomeni di illegalità diffusi, com’è avvenuto sino ad oggi, non basta più.
Un limite delle nostre politiche regionali è stato il localismo. Dobbiamo assumere la decisione che la dimensione regionale è quella “minima” nel mercato globale.
Siamo una regione “piccola”, abbiamo aree metropolitane, porti ed aeroporti “piccoli”. Dobbiamo fare sistema e alcune scelte sono alla nostra portata: integrazione di porti ed aeroporti, una sola azienda di servizi pubblici, sanità di area vasta, una forte integrazione fra gli atenei. Queste sono le politiche regionali di domani che devono essere perseguite con “forza politica regionale”.E’ allora il momento, come la giunta regionale ha efficacemente iniziato a fare per affrontare la crisi, di mettere in campo forti politiche pubbliche e di incentivi, di utilizzare in pieno tutti i fondi disponibili: europei, nazionali, regionali, degli enti locali, le risorse del nostro sistema del credito e delle imprese per lanciare la nostra economia nel futuro, mettendo al centro i temi dell’ambiente e della qualità della nostra vita: infrastrutture e territorio, trasporti ferroviari, nuove energie, gestione dei rifiuti, cantieri della prevenzione, tutela del paesaggio, filiera agroalimentare, biodiversità.
Guardando al mercato delle tecnologie ambientali, alla cura delle nostre città uniche al mondo, alla manutenzione del nostro territorio, alle produzioni di qualità, alla valorizzazione di un patrimonio storico e culturale di eccellenza e di una natura che sono la nostra unicità e le sole cose che nessuno può clonare o delocalizzare.
L’urgenza dei problemi richiede la forza di rompere le inerzie e spingere verso le innovazioni e le trasformazioni per tradurre i problemi in opportunità. Abbiamo bisogno di realizzare opere e infrastrutture necessarie alla sostenibilità, e vere rivoluzioni in diversi settori - come i trasporti o i rifiuti - per evitare emergenze e rischi.
Abbiamo l’opportunità di mettere in campo il meglio delle idee, delle progettazioni e della capacità realizzativa. Un’economia a bassa emissione di CO2 è la sfida che possiamo vincere creando lavoro e liberandoci dalla dipendenza delle fonti fossili.
Ma la strada non può essere quella dell'energia nucleare, a cui il nostro paese ricorre quando tutti i paesi più avanzati, a cominciare dagli Stati Uniti, già percorrono con forti investimenti la via delle energie rinnovabili.
Noi siamo contrari comunque, ed é bene che il governo lo sappia, alla costruzione di centrali nucleari nel nostro territorio.
6. Una nuova cultura dei lavori
In tema di mondo del lavoro appare necessario portare avanti una battaglia riformista per restituire al diritto al lavoro il suo carattere universale. Ciò implica un’operazione da compiere su più fronti, aventi come denominatore comune l’obiettivo di dare piena dignità e maggiori certezze a tutti i lavoratori.
Una prospettiva, questa, che deve passare dall’eliminazione del dualismo presente oggi tra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato delle imprese medio-grandi e del pubblico impiego e i lavoratori delle piccole imprese, degli autonomi, dei lavoratori parasubordinati e delle collaborazioni a progetto (compresi i lavoratori interinali, con contratto part time non volontario o a tempo determinato).
Si tratta di un dualismo che si traduce in una rigida e ingiusta separazione tra più protetti e meno protetti, come drammaticamente si sta verificando con l’attuale crisi economica, che pure ha fatto troppi danni anche a carico dei primi.
Ciò implica l’attuazione di una serie di riforme - dal sistema contrattuale a quello degli ammortizzatori sociali - che cancellino ogni forma di discriminazione tra i lavoratori e assicurino le medesime tutele contro il rischio della
disoccupazione e forniscano analogo sostegno nella riqualificazione e ricerca di un nuovo lavoro.
Un’attenzione particolare dovrebbe, poi, essere rivolta alle donne, al fine di aumentare il tasso di occupazione femminile, investendo in primo luogo nei servizi alla famiglia.Oltre a queste misure è poi necessario adoperarsi in maniera prioritaria per la messa in opera di tutte le azioni (dagli strumenti legislativi alla formazione) utili a garantire in ogni modo l’incolumità dei lavoratori. Non è infatti più tollerabile un livello così alto di infortuni e di morti sul lavoro. A questo riguardo non possiamo dimenticare che una parte non irrilevante (circa un quarto) degli infortuni mortali avviene non sul luogo di lavoro ma sulla strada, fenomeno che necessita di risposte specifiche, diverse da quelle di cui comunemente si parla.
Il Partito Democratico, mentre guarda ai lavoratori, si pone anche l’obiettivo di rappresentare il mondo dell’imprenditoria, superando in questo modo una visione di contrapposizione fra mondo del lavoro e mondo delle imprese che oggi ha perso di significato, tanto più in un contesto di crisi economica e in un territorio in cui è rilevante la presenza di piccole imprese a conduzione familiare. Crediamo, pertanto, fermamente nella concertazione fra datori di lavoro e dipendenti, con l’aiuto ed il sostegno delle istituzioni, nella convinzione che questo metodo sia l’unico in grado di apportare importanti benefici in termini di crescita produttiva e di qualità della stessa.
Occorre poi guardare con maggiore attenzione ai professionisti, sempre più numerosi anche in Toscana, attori importanti per lo sviluppo economico e sociale. Aiutarli a crescere è pertanto un passo obbligato per modernizzare il paese, favorire la competitività economica e stimolare la mobilità sociale, oltre che per garantire cittadini e imprese, che sono i destinatari dei servizi prestati dai professionisti. Da qui nasce la legge della regione di sostegno all’innovazione delle attività professionali intellettuali: una novità anche alla luce del fatto che essa va a colmare un vuoto normativo esistente a livello nazionale, ma anche e soprattutto una opportunità per tanti ragazze a ragazzi, in particolare figli di impiegati ed operai, di poter accedere al credito senza dover esibire garanzie, se non la loro voglia di mettersi in gioco.
7. Un welfare nuovo per una società nuova
Le politiche concepite a favore della crescita devono essere accompagnate dalla riforma del welfare, con l’obiettivo di migliorare la sanità toscana, anche se il punto di partenza è già qualificato, e costruire un sistema di
welfare moderno, che ponga al centro la persona.
Anche per questo serve il federalismo fiscale.Il welfare passa anche dalla scuola, che è il principale strumento per riattivare la mobilità sociale, ancora molto
bassa nel nostro paese. Se la famiglia e la scuola sono le principale agenzie formative, è la seconda che deve essere organizzata con l’obiettivo di riequilibrare la disuguaglianza di opportunità esistente per ciascun bambino.
Una scuola pubblica che funzionasse da mero certificatore delle rispettive posizioni di ingresso degli studenti, avrebbe fallito il suo compito. Oltre a ciò occorre tenere presente che la scuola italiana non riesce a raggiungere alti
standard di apprendimento, o, quantomeno, li realizza in modo molto difforme a seconda del grado di istruzione e dell’area geografica del paese (basti pensare, in merito, alle indagini comparatistiche con gli altri paesi europei). Da tutto questo emerge la necessità di una svolta per la nostra scuola pubblica. Una svolta, un cambiamento, che siano realizzati tenendo presenti tre principi fondamentali: autonomia, merito, responsabilità.
Autonomia degli istituti scolastici, per la libertà dei percorsi culturali e l’apertura al territorio e per l’autonomia di gestione del bilancio.
Merito di tutti i protagonisti della scuola: studenti, docenti, dirigenti.
E conseguente responsabilità di tutti gli attori.
La scuola ha però anche bisogno di stabilità, e per questo occorre mettere in condizione di certezza i docenti e tutti gli operatori. Non è con una politica di tagli indiscriminati che si raggiungono gli obiettivi sopra descritti.
Insieme all’istruzione, quello della formazione è un argomento sempre più centrale nella nostra vita e inestricabilmente legato non soltanto al tema della formazione del cittadino, ma anche a quello della competitività. Per questo motivo è necessario puntare alla sempre maggiore realizzazione di interventi integrati, che prevedano fin dalla fase della progettazione l'individuazione di partenariati solidi dei quali facciano parte sia il mondo della formazione che quello delle imprese ed una programmazione sul lungo termine che consenta la definizione di un sistema formativo organizzato che non si limiti ad interventi spot. Elementi, questi, utili ad affrontare le nuove sfide poste dalla globalizzazione.
Lo stato sociale deve adeguarsi alla modifica del sistema produttivo e del mercato del lavoro. Deve diventare uno strumento moderno che accompagna la persona dalla scuola alla pensione, basato sulla formazione continua e su strumenti che consentano di gestire i sempre più probabili cambiamenti sia di tipo di lavoro che di luogo di lavoro. E’ lo strumento che deve “rassicurare” le persone, in particolar modo i giovani, rispetto ad un futuro in cui innovazione e mobilità sono percepiti come rischi più che come personali percorsi professionali.
In questo quadro vanno collocati prima di tutto gli strumenti di sostegno al lavoro femminile, i meccanismi di ingresso al lavoro dei giovani, gli ammortizzatori sociali di nuova generazione, le politiche pensionistiche integrative a sostegno di quelle pubbliche, di valorizzazione della professionalità delle persone lavorativamente più anziane, il sostegno alle famiglie con persone non autosufficienti.
Argomenti solo in parte declinabili su scala regionale, ma per i quali va fatto il possibile, soprattutto per mantenere alta l’attenzione sui bisogni della non autosufficienza e della formazione.
8. Istituzioni al passo con i tempi
Le istituzioni locali devono sapersi adeguare ai mutati scenari sociali ed economici di livello nazionale, europeo e mondiale, in modo tale da scongiurare il rischio di diventare un freno allo sviluppo economico e civile della società.
Una trasformazione che comporta la capacità di gestire processi che non si esauriscono solamente a livello locale e che richiedono pertanto una visione ed una capacità decisionale sovraordinata allo stretto ambito comunale o povinciale.
Inovazione istituzionale vuol dire molte cose. In primo luogo significa un deciso programma di semplificazione legislativa e amministrativa. Significa, inoltre, rafforzamento delle politiche e delle relazioni istituzionali all'interno delle aree vaste della Toscana, come scala necessaria delle politiche pubbliche. Decisivo sarà poi il modello di Città Metropolitana che decideremo di istituire nell'area Firenze Prato Pistoia, un aggregato urbano sociale ed economico che richiede sempre più interventi unitari.
Per questo è giusto che venga posta in discussione all'interno del principale partito della regione la possibilità stessa di andare al superamento graduale delle tre province interessate, per dare vita ad una vera città metropolitana di dimensione europea.
L’innovazione tocca altri soggetti istituzionali, quali i Comuni e le Comunità montane.In quest’ambito, si tratta di rafforzare le politiche a favore delle gestione associate e delle unioni di comuni, per unire ciò che è frammentato.
L’innovazione deve anche trovare realizzazione nelle politiche per la modernizzazione del sistema dei servizipubblici locali e in quelle relative ai rapporti con gli attori istituzionali ed economici della nostra regione.
Sul primo terreno si tratta di modernizzare il sistema toscano (in questa materia è stato svolto un importante lavoro di progettazione legislativa che ha portato all’elaborazione e all’approvazione, da parte della giunta regionale, di una proposta di legge organica) rendendo praticabile una riforma di cui già si è individuata con chiarezza l’esigenza e l’urgenza.
In questo campo, contrapposizioni, anche legittime, tra punti di vista e interessi diversi, irrigidimento di alcuni importanti protagonisti economici su aspetti di merito, cessazione anticipata del governo Prodi con riflessi significativi sulle posizioni di alcune forze politiche: tutto ciò ha, di fatto, riportato indietro il dibattito.
E, tuttavia, l’iter di questi anni ha tracciato una strada, ha favorito che alcune soluzioni emergessero, promosso la consapevolezza che al centro della discussione sui servizi pubblici locali ci sono i cittadini, ai quali occorre garantire servizi di qualità a costi i più contenuti possibile, nel rispetto dell’ambiente e della limitatezza delle risorse naturali.
Cittadini di oggi, ma anche e ancor più di domani, ai quali non possiamo lasciare impianti obsoleti e minori risorse ambientali, ma ai quali sarebbe auspicabile lasciare in eredità un sistema di servizi più efficiente, in grado di
competere sul piano europeo, oggetto di controllo da parte degli stessi utenti e di una valutazione comparata. Tutto ciò per ragioni di evidente necessità ma anche per un atto di giustizia sociale.
La Regione deve essere percepita da cittadini ed imprese nella sua utilità, quindi al “servizio” della società. Occorre accelerare il piano di ristrutturazione della macchina regionale in modo che promuova competenza e qualità e riduca le sacche di inefficienza. Anche su questo ci può aiutare il federalismo fiscale. Ma soprattutto occorre continuare la vastissima operazione di semplificazione: meno leggi, meno piani, meno patti, meno procedure. Occorre, un sistema che “elimini” tutte le norme inutili, le sovrapposizioni, le procedure che fanno solo perdere tempo e non producono alcun beneficio.
9. Una regione ricca di arte e storia, terra di libertà e opportunità
La Toscana è terra di cultura per eccellenza ed è pertanto compito di tutti, dalle istituzioni, alle forze politiche, ai cittadini singoli o associati, valorizzare un patrimonio unico al mondo. Cultura, però, non deve significare una conservazione gelosa delle proprie ricchezze, ma, al contrario, essa deve assumere un aspetto dinamico, moderno, usufruibile, aperto a tutti.
Per questo motivo è necessario favorire i progetti innovativi, capaci di attrarre le persone e di favorire una crescita complessiva del bagaglio culturale dei
cittadini toscani, oltre che di richiamare un turismo qualificato.
È necessario aumentare le spese per la cultura, magari concentrando maggiormente i tanti centri di spesa, razionalizzandole, però, allo stesso tempo, a favore delle iniziative di maggior valore.
Sempre nell’ottica dell’innovazione, inoltre, non dobbiamo temere operazioni ardite, che comportino una deviazione dalle tradizioni consolidate. La cultura, infatti, è qualcosa di dinamico: altri paesi europei lo hanno capito meglio
di noi, riuscendo a valorizzare patrimoni decisamente inferiori al nostro.
La Toscana è, per le sue bellezze paesaggistiche e culturali, meta principale del turismo italiano e mondiale. Il turismo deve essere pertanto trattato come fonte primaria, anche se certo non l’unica, dello sviluppo economico della nostra regione. Sarebbe però sbagliato illudersi di poter vivere di rendita.
Anche in questo campo è pertanto necessario favorire l’innovazione, che passa in primo luogo da una maggiore integrazione dei servizi offerti (ambientale, gastronomico, culturale ecc.) e dalla presenza di strutture di accoglienza all’altezza delle aspettative di un turismo sempre più esigente.
10. La Toscana ambasciatrice di pace nel mondo
Nella nostra regione è presente un tessuto associativo molto forte, composto da tanti volontari che prestano il loro tempo e le loro energie in progetti di cooperazione internazionale.
Allo stesso tempo la Regione e molti enti locali toscani hanno nei loro programmi il sostegno alle popolazioni più disagiate del mondo.
Il PD, che è nato dall’incontro di culture fortemente ispirate alla solidarietà e ai principi della pacifica convivenza fra i popoli, sostiene con convinzione queste esperienze, con l’idea che anche grazie alla cooperazione, che non deve
essere fine a se stessa, si possa sviluppare una politica di pace. Il nostro obiettivo pertanto deve essere quello di sviluppare politiche che non si limitino ad asserire un generico invito alla non violenza e al multilateralismo, ma che diano un contributo in termini costruttivi al raggiungimento degli obiettivi che ci prefissiamo in termini di pace, di affermazione dei diritti e di sviluppo.
E per fare questo dobbiamo rivolgerci direttamente alle comunità locali, rispettandone l’autonomia e le peculiarità, impegnandoci in una cooperazione che si realizzi nell’assistenza sanitaria, nella realizzazione di progetti infrastrutturali, nella formazione professionale e nell’educazione, nel sostegno a questi paesi in operazioni di ammodernamento delle istituzioni e di realizzazione di una democrazia compiuta.
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